The Carnivalesque,
Annales school,
Jacques Le Goff,
Carnival,
Charivari,
Masquerades and Carnival,
Annales,
Escuela De Los Annales,
Annales School of Social Anthropology,
Carnevale,
Le Charivari
ÉCOLE DES HAUTES ÉTUDES EN SCIENCES SOCIALES. PARIS MOUTON ÉDITEUR. PARIS. LA HAYE. NEW YORK
LE CHARIVARI Actes de la table ronde organisée à Paris
(25-27 avril 1977)
par Orma. Journal of Ethnological and Historical-Religious Studies
publiés par
JACQUES LE GOFF et JEAN-CLAUDE SCHMITT
Il volume Le Charivari, che raccoglie gli atti della tavola rotonda organizzata a Parigi nel 1977 dall’EHESS, propone una lettura articolata del charivari come pratica rituale collettiva diffusa in Europa tra Medioevo ed età contemporanea. Il charivari si manifesta attraverso rumore, canti, mascheramenti, processioni e azioni di derisione pubblica, attivate dalla comunità in risposta a situazioni percepite come critiche rispetto alle norme sociali.
Le ricerche raccolte nel volume mostrano come il charivari intervenga soprattutto nei momenti di tensione legati al matrimonio, al remariage, ai rapporti di genere, alla sessualità e agli equilibri di potere locali. Queste azioni non mirano a interrompere gli eventi contestati, bensì a renderli visibili, commentarli e integrarli simbolicamente all’interno dell’ordine comunitario.
Un’attenzione particolare è dedicata al rumore e alla derisione come linguaggi rituali. Il frastuono, prodotto attraverso strumenti improvvisati, colpi, urla e canti, svolge una funzione simbolica connessa alla fertilità, alla rigenerazione e alla gestione collettiva della colpa. Il pagamento o l’offerta che spesso conclude il charivari assume il valore di un gesto di riconciliazione, attraverso il quale l’individuo ristabilisce il proprio legame con la comunità.
I contributi dedicati ai contesti contemporanei, in particolare in area guascone, evidenziano il charivari come spazio di espressione delle tensioni sociali e politiche. La pratica coinvolge gruppi subalterni, giovani, lavoratori e reti di sociabilità popolare, e si rivolge frequentemente a figure appartenenti ai gruppi dominanti locali. In questo senso, il charivari diventa un luogo di negoziazione simbolica del potere, in cui si intrecciano conflitti di classe, generazione e appartenenza politica.
Nel suo insieme, il volume restituisce il charivari come dispositivo rituale vivo, capace di combinare rumore, corpo, parola e spazio pubblico per affrontare momenti di instabilità sociale. Una pratica che, in continuità con l’universo carnevalesco, utilizza eccesso, ambiguità e partecipazione collettiva per riformulare temporaneamente le regole della convivenza comunitaria.
Carnevale siciliano
Riti di passaggio
Maschere tradizionali
Maschere ctonie
Suono rituale
Danza rituale
Questua
Dramma di spada
Rogo
Nannu di Carnevale
Orso
Pulcinella
Nannu, Nanni
Capro espiatorio
Patrimonio immateriale
Etnomusicologia
Il testo analizza il Carnevale siciliano come rito di passaggio inserito nel ciclo annuale che segna il transito simbolico dall’inverno alla primavera, dalla morte alla rigenerazione. Attraverso maschere, suoni, danze, pantomime, azioni di questua e drammatizzazioni collettive, il Carnevale mette in scena la rottura temporanea dell’ordine sociale e cosmico e la sua successiva ricomposizione, favorendo il rinnovamento del tempo umano e naturale.
Bonanzinga mostra come, nonostante la crisi delle strutture agro-pastorali tradizionali nel secondo Novecento, in Sicilia persista una “langue cerimoniale” fondata sul codice sonoro-gestuale e coreutico, riconoscibile in molteplici forme locali. Tra queste:
i drammi di spada (come il Mastru ri campu), che mettono in scena la lotta rituale tra forze antagoniste e la vittoria del principio giovane e vitale su quello vecchio e consumato;
le maschere ctonie (Picurara, Nzunzieddi, Ursu, Ggiardinera), incarnazioni del caos originario, caratterizzate da rumore, aggressività rituale, e diritto di questua, funzionali alla rigenerazione della fertilità;
le maschere musicanti (Pulcinelli, Ciuri di pipi), che attivano circuiti di reciprocità simbolica attraverso canto improvvisato e offerta;
la tenzone dei Mesi, drammatizzazione cosmologico-agraria del ciclo dell’anno e della continuità stagionale;
la morte rituale del Carnevale (Nannu), fantoccio-capro espiatorio la cui distruzione consente la catarsi collettiva e l’apertura di un nuovo ciclo.
Nel complesso, il Carnevale emerge come dispositivo rituale dinamico, capace di integrare conflitto, eccesso, parodia e violenza simbolica all’interno di un processo condiviso di rigenerazione, coesione comunitaria e memoria culturale.
Carnival
New Orleans
Baby Dolls
performance tradition
commodificatio
cultural appropriation
gentrification
Il testo analizza il Carnevale come fenomeno culturale profondamente politico, andando oltre l’idea riduttiva della festa come semplice evasione o folklore. Attraverso un ampio percorso storico e comparativo – dall’Europa medievale ai Caraibi, dalle Americhe post-coloniali alle metropoli contemporanee – il Carnevale emerge come uno spazio di tensione permanente tra ordine e disordine, potere e resistenza, partecipazione popolare e controllo istituzionale.
Un primo nodo centrale è la distinzione tra Carnevale e carnivalesco. Il Carnevale è una festa situata storicamente (legata al calendario cristiano), mentre il carnivalesco indica una modalità espressiva più ampia, basata su inversione simbolica, mascheramento, parodia e ambiguità, che può manifestarsi anche in proteste, eventi politici, performance artistiche e rituali urbani contemporanei.
Il testo rifiuta ogni lettura essenzialista del Carnevale: non è per natura né sovversivo né conservatore. In alcuni contesti storici, il Carnevale ha alimentato rivolte, conflitti sociali e processi di emancipazione; in altri è stato addomesticato, trasformato in spettacolo turistico, strumento di propaganda statale o valvola di sfogo innocua. Commercializzazione, patrimonializzazione (anche attraverso politiche UNESCO) e istituzionalizzazione hanno spesso neutralizzato il suo potenziale critico, senza però cancellarlo del tutto.
Un passaggio fondamentale riguarda il dibattito teorico tra due grandi interpretazioni:
da un lato, la tradizione “bakhtiniana”, che vede nel Carnevale uno spazio di rovesciamento simbolico e di possibile resistenza;
dall’altro, l’approccio “funzionalista”, che interpreta la festa come meccanismo di controllo sociale e stabilizzazione dell’ordine esistente.
Il testo propone una terza via: il Carnevale come evento polisemico e ambivalente, il cui significato non è mai fisso ma si costruisce ogni volta attraverso pratiche, corpi, oggetti, musiche, conflitti e contesti specifici. Non esiste un Carnevale “puro”: ogni esperienza carnevalesca è un campo di negoziazione, un terreno di battaglia simbolico in cui attori popolari, istituzioni, economie e immaginari si confrontano.
In questa prospettiva, il Carnevale continua a essere uno spazio cruciale per interrogare democrazia, partecipazione, rappresentazione, identità e potere, proprio perché resta instabile, eccedente, difficilmente controllabile. Anche quando viene cooptato o spettacolarizzato, conserva una capacità latente di riattivare conflitti, desideri, memorie e forme alternative di comunità.